Ultimo aggiornamento 29-06-2017

"Il senso comune è solo la mentalità delle masse"

VIGNETTA SATIRICA

MAGGIO 2017

di Boris

 

TENIAMOCELA PULITA

 

Sono state create talmente tante polemiche sul rifacimento del nostro lungomare che se potessimo sostituirle al materiale edile necessario ai lavori avremmo risparmiato un capitale, ma d'altronde si sà, il fattore polemica del Terracinese è merce senza eguali, io personalmente non mi sento di dire la mia se non per il vissuto personale, l'aspetto estetico può piacere oppure no, la nuova viabilità può essere condivisa o meno, il modo in cui sono stati spesi i soldi anche può essere contestato, ma i fatti sono questi, il progetto è finito, i soldi sono andati ed ora volenti o nolenti vi tenete questo lungomare per un bel pò, vi ricordo inoltre che le tre persone che hanno realizzato il progetto, ne sanno sicuramente di più del 95% della popolazione terracinese in materia, quindi già a prescindere, basterebbe un pizzico di umiltà, dovremmo stare zitti ed ascoltare invece di parlare, diffamare, o altro.

Io provo enorme piacere a girare sulla nuova pista ciclabile, a volte prendo la strada più lunga proprio per godermene una fetta, ho avuto modo di vedere la storia della viabilità a Terracina nei vari anni e vi garantisco che i problemi che abbiamo oggi difficilmente si risolveranno se non con dei cavalcavia che attraversano la città come in America, ma la colpa non va data all'amministrazione attuale o alla precedente o ancora prima, qui si parla di storia e di decisionei prese nei tempi in cui terracina era per lo più agricoltura, ogni edificio o strada costruiti sono stati fatti con il criterio di salvaguardare i campi e le vigne che all'epoca erano il sostentamento della comunità, quindi nessuno oggi può pensare di inventare una nuova strada che risolva i problemi o buttare giù un palazzo abitato solo per creare nuovi passaggi.

Tornando al discorso di prima, non volendo criticare nessuno in quanto non ne ho le competenze, posso dire che da Terracinese stò usufruendo dei nuovi spazi, sinceramente non mi dispiacciono affatto, è vero, ancora faccio fatica a ricordare i vari sensi unici o altro, ma spero di abituarmi presto, è stata senza dubbio una grande impresa e di sicuro un grande cambiamento per la città, la domanda che mi viene è: Ma se prima ci lamentavamo perchè le cose non andavano, non ci aspettavamo un cambiamento per migliorarle? Ecco, il cambiamento è avvenuto, fatto da chi di dovere nel migliore dei modi, non credo che abbiano fatto le cose alla male e peggio tanto per farle, comunque questo studio ci vive di queste cose e non sarebbe mai stata una bella pubblicità per loro.

Ora considerato tutto questo, direi di incentrare il tutto sulla cosa più importante, TUTELARE LA NOSTRA CITTA', abbiamo strade nuove, marciapiedi nuovi e discese a mare nuove, funzionanti, si perchè ce le hanno consegnate così, e se qualcosa non funziona oggi è colpa nostra, dei vandali che le rompono e degli incivili che le sporcano, è assurdo pretendere un maggior servizio di pulizia o manutenzione se siamo noi cittadini i primi a sporcare e rompere, una città pulita riflette la comunità che la abita e la sostiene, quindi vi prego cari concittadini, evitate di buttare le cicche per terra o altro, cerchiamo di tenere in ordine tutto, se avete voglia di spaccare una panchina perchè volete fare i duri chiudetevi in una palestra o salite su un ring, stiamo parlando di beni comuni e se vedete qualcuno che fa un gesto incivile considerate come se lo stesse facendo dentro casa vostra.

Morale della favola: una città pulita e ordinata parte da noi, non dall'amministrazione, non dalla manutenzione, non da nessun'altro, e se poi vi lamentate pure del traffico e dei parcheggi vi ricordo che Terracina si snoda in 5 km di lungomare, chi può e ne ha possibilità, sicuramente siete tanti, lasciasse la macchina in garage e uscisse in bici, ne guadagnate in salute fisica e mentale, e magari utilizzate anche quella pista ciclabile per cui tanto vi dannate sui social.

 

 

 

 

 

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di Silviano Altobelli

 

FESTA DEI LAVORATORI: PASSATO PRESENTE....E FUTURO?

 

“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.

 

L’articolo 4 della Costituzione Italiana, come sopra riportato, è uno dei cardini fondamentali del nostro apparato costituzionale. In esso non è solo riportato il sacrosanto diritto al lavoro di ogni cittadino e il dovere da parte della Repubblica (e quindi dello Stato italiano) di promuovere le condizioni affinché chiunque possa esercitare tale diritto, ma viene anche sancita per ognuno la libertà di SCELTA su quale attività o funzione perseguire.

 

E’ frequente da parte di molti lamentarsi del proprio lavoro, del fatto di essere costretti a svolgere un lavoro che non si ama per portare la cosìdetta “pagnotta” a casa. La situazione sociale e politica dell’ultimo decennio (forse il caso di dire ventennio) ha contribuito a gettare nell’oblio i principi costituzionali di cui all’articolo 4, ha contribuito cioè a far dimenticare a tutti noi che svolgere un lavoro coerente con le proprie capacità e con la propria volontà non è, e non può essere, una “fortuna” ma deve essere, anzi è, un DIRITTO costituzionalmente garantito.

 

Oggi invece unica cosa garantita (peraltro in molti paesi del mondo) è la Festa del Lavoro, o Festa dei Lavoratori che dir si voglia. Anche la nostra bellissima città ha per la prima volta organizzato un tale evento. Sulla riuscita o meno della stessa lascio ad altri esprimere le loro opinioni, ciò che mi preme qui sottolineare è l’origine vera, l’origine storica di questa “festa”, più corretto dire “ricorrenza”, che oggi sembra anch’essa finita nel dimenticatoio. Le sue origini risalgono al movimento sindacale australiano del 1855, con il quale i lavoratori australiani rivendicavano il diritto ad una condizione di lavoro più umana che prevedesse otto ore lavorative giornaliere. Tale movimentazione poi si propagò in tutto il mondo fino a giungere gli Stati Uniti dove venne indicato il 1 maggio 1886 come la data a partire dalla quale i lavoratori americani si sarebbero rifiutati di lavorare oltre le otto ore. In tale data si organizzò nella città di Chicago una grande manifestazione che purtroppo culminò con atti di violenza che fecero del primo maggio un giorno da ricordare in nome del sangue versato per l’ottenimento delle otto ore di lavoro giornaliere.

 

Oggi forse (e ripeto forse) abbiamo problemi di altra natura rispetto al 1886, il problema principale è proprio la mancanza di lavoro. Ecco perché il mio auspicio è che ben presto vi sia una trasformazione, mi permetto di usare anzi il termine evoluzione, culturale che porti a considerare il primo maggio non tanto come festa dei lavoratori quanto come Festa del Lavoro. La mia proposta è che già dal prossimo anno, insieme al concerto, si organizzino dei convegni o comunque delle “tavole rotonde” fra le aziende locali e fra coloro che sono in cerca di lavoro, così da permettere a questi ultimi di portare i loro Curricula Vitae e magari avere un primo colloquio. Insomma vediamo di portare al centro il lavoro come fattore sociale e non più come fattore politico... che a sventolare siano i contratti di lavoro e non più le bandiere politiche.

 

 

 

 

 

 

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di Boris

 

UN ESTATE ALLA CIECA

 

Essere polemici non ci pone mai in una bella situazione, ma la polemica può essere costruttiva, quindi io e il Sestante non abbiamo mai avuto problemi ad assumere questo scomodo ruolo, con la speranza che qualcuno ci ascolti e che qualcosa cambi.

Per quanto se ne possa dire Terracina non è nata come città turistica e non è tutt'oggi la sua natura principale, ha un grande potenziale ed infinite occasioni di diventare realmente una città turistica, tra mare, territorio, tradizioni, storia e altro ancora potrebbe tranquillamente classificarsi tra le migliori città al mondo, l'ultima iniziativa della Coca Cola ne è la dimostrazione lampante, a molti potrebbe venire da riflettere: se ha tutte queste cose perchè ancora non si riesce a lavorare bene con il turismo?

Abbiamo la possibilità di lavorare tutto l'anno ma ancora fatichiamo quel mese e mezzo d'estate, quello che mi fa rodere è che molte città che non hanno nulla rispetto a noi, con un minimo di organizzazione sono cento volte più appetibili a livello turistico, difatti, il nostro più grande problema è proprio l'organizzazione, da anni ormai si vedono le stesse situazioni, eventi organizzati dai privati e per nulla coordinati, ognuno pensa per se, anche gli eventi in piazza o di grande portata vengono da iniziative private, dove il Comune fa poco e niente, siamo una città ad alta vocazione artistica e culinaria, ma lasciamo puntualmente che tutto sia gestito in completa anarchia e puntualmente ti ritrovi i turisti in giro a domandarsi cosa fare in città, alcuni addirittura ti dicono che non si fa nulla quando magari ci sono tantissime cose da fare, le guide sono scarse, poco informative, gli info point scarseggiano, ma soprattutto non c'è un ente superiore che coordina ogni iniziativa, senza qualcuno che gestisca BENE questa situazione non ne verremo mai fuori, eventi che si sovrappongono e giorni di agosto in cui nessuno fa nulla, oppure lo fa e lo pubblicizza male.

Abbiamo ancora intenzione di fare turismo solo ed esclusivamente col mare, che, se non fosse per pochi privati neanche sarebbe tutto questo spettacolo, sono in pochi, pochissimi, che credono nel centro storico, un insieme di opere che fa invidia alla capitale, la storia che ospita Terracina può farla lavorare con un turismo di qualità tutto l'anno, quando la stagione finirà non torneremo più con le braccia conserte a lamentarci per i successivi 9 mesi, ma manterremo il nostro posto di lavoro o ne troveremo un altro, perchè se c'è domanda allora l'offerta si adegua, è nostra ferma intenzione continuare a spingere su questo punto, siamo del parere che la base per una stagione turistica, ma soprattutto una città turistica, sia l'organizzazione, una comunicazione fatta come si deve per informare il turista già dal primo momento in cui entra in città, proposte, offerte, servizi adeguati e coordinazione, già stilare un calendario fatto a mestiere sarebbe un grande inizio, ma purtroppo anche quest'anno al primo giugno non si sà nulla di come andrà a finire questa estate, continueremo l'argomento durante la stagione e ci tengo a dirvi che noi in quanto Sestante proporremo iniziative e proposte atte proprio a sensibilizzare i privati e l'amminsitrazione affinchè si possano porre le basi per far nascere una vera e propria città turistica che lavora bene e lavora tutto l'anno.

 

 

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CHI SIAMO

 

È certo che non ci muoveva soltanto il desiderio di spuntare un buon risultato alle scorse elezioni amministrative. Perché, se fosse stato solo la voglia di raccogliere voti, dopo la batosta ricevuta, avremmo dovuto lasciar fare a chi, in un modo o nell'altro, i voti sa come prenderli e dedicarci solo agli affari nostri. Eppure eccoci di nuovo qua, noi del Sestante, con un nuovo sito e anche nuove facce. Per fare cosa? Quello che facciamo da quasi trent'anni: provare a capire quanto succede in questa benedetta città, provare un po' a cambiarla questa benedetta città. Lo sappiamo, lo sappiamo: altri chiacchierano meno di noi, per scelta o per gli effetti di una accidentata educazione linguistica e non solo, e poi si ritrovano consiglieri comunali, assessori e talvolta sindaci, oppure siedono in qualche consiglio di amministrazione di ente pubblico, dove formulare frasi corrette, coerenti e coese non è tra i requisiti curricolari richiesti. E allora? Rileggete sopra. Sebbene, infatti, non ci manchi la persuasione che non faremmo male se fossimo al governo di questa città; e sebbene ci venga un po' di malinconia a pensare come ci sono andate le elezioni dell'anno scorso, sebbene tutto questo, noi non ce la sentiamo di non essere ciò che siamo, o ciò che siamo diventati in questa esperienza chiamata “Sestante”. Cominciava a mancarci la città, provavamo disagio ad ignorare che cosa le stesse accadendo, ci chiedevamo un po' inquieti se non avesse bisogno di una mano. Un po' come quando si litiga con un amico, con un fratello, una sorella e, torto o ragione che uno abbia, non ci si sente nei propri panni a disinteressarsi della sua vita. Siamo fatti cosi, siamo diventati così. E tutto questo si chiama “Sestante”.

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